Chiese e monumenti
 

 

Monastero San Francesco

 

Gli elementi romanici del complesso monastico di San Francesco delle Monache, fondato tra il 1230 ed il 1235, sopravvivono in parte del primitivo chiostro e nel campanile addossato alla bella cupola maiolicata. La chiesa, tra le più belle della città, ristrutturata a partire dal 1645 in fastoso stile barocco, presenta una ricca e multiforme decorazione interna, una pianta a croce latina, ed una navata unica sulla quale si aprono tre cappelle per lato decorate, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, in marmi policromi di rara bellezza. Di notevole interesse artistico anche il patrimonio pittorico della chiesa, con opere dalla firma prestigiosa:

nell’abside, San Francesco in Gloria (1642), di Jusepe de Ribera (detto lo Spagnoletto); nel transetto, Santa Chiara mette in fuga i Saraceni e La Pentecoste di Francesco de Mura; sull’altare della II cappella a sinistra, l’ Adorazione dei pastori (1650 circa) di Pietro da Cortona, nella I sempre a sinistra un Cristo deposto di Paolo De Majo (della metà del XVIII secolo). Per quanto riguarda il convento, segnaliamo i suggestivi affreschi di epoca medioevale, variamente datati, che decorano l’ala romanica del chiostro; ed il pregevole dipinto della "Madonna Lactans" (per il quale si è ipotizzata una possibile attribuzione al grande pittore duecentesco Guido da Siena), posto nel coro inferiore.













Palazzo Golia
Il tipo edilizio del Palazzo Golia, che già fu dei baroni Ricciardi Serafino de Conciliis, alla via Seggio n° 72, è quello della tradizionale casa a corte, che in questo caso tuttavia emerge per l’equilibrio e l’eleganza delle proporzioni.
L’ampio cortile interno, sullo sfondo del quale campeggia una leggiadra statua raffigurante la Campania Felix, è sormontato dal bel giardino pensile che, con le sue piante secolari, prospetta frontalmente l’alto portale di accesso.
Al piano terra di questa bella dimora gentilizia erano un tempo ubicati i locali destinati alle attività agricole, alle scuderie ed alle altre attività di servizio.
Di notevole pregio architettonico lo scalone principale in pietra vesuviana che conduce al primo piano dell’abitazione che ospitò il generale Giuseppe Garibaldi alla vigilia dello storico scontro sul Volturno, il I Ottobre del 1860.


Chiesa e Convento di Sant'Antonio

La chiesa di Sant’Antonio, edificata nei primi anni del tredicesimo secolo ed offerta all’ordine dei Minori Conventuali fu dedicata, a partire dal 1232, a Sant’Antonio da Padova, e divenne col tempo parte di un importante complesso monastico.
Le originarie forme gotiche furono in seguito completamente cancellate da successivi interventi. A partire dagli ultimi anni del ‘500, la chiesa venne ridotta alle attuali dimensioni ed assunse il definitivo aspetto prevalentemente rinascimentale e barocco.
Lo stile originario, riportato parzialmente alla luce durante il restauro del 1980, è oggi visibile nella facciata, nella zona presbiteriale (arco trionfale, nervature dell’antica volta) e nella bella trifora della parete absidale. Interessanti affreschi e tele decorano l’interno ad unica navata e completamente imbiancato, al di sopra del quale spicca una leggiadra soffittatura lignea a lacunari. Nell’attiguo convento, merita una visita il chiostro ed il bel campanile in tufo che si eleva in un angolo dello stesso.


Duomo

Nel cuore del borgo antico, sulla piccola, omonima piazzetta, si apre il maestoso Duomo di San Paolo, autentico ombelico di Aversa, la cui costruzione si deve al principe normanno Riccardo I, che ordinò l’inizio dei lavori nell’anno 1050, ed al figlio di costui, Giordano I, che li portò a termine nel 1090 circa.
Alla fine dell’XI secolo venne creato il bellissimo deambulatorio (del quale vi sono pochissimi altri esempi in Italia).
Posto in prosecuzione delle navate, il deambulatorio che gira intorno all’abside con
tre cappelle a semicerchio divise in sette campate con volta a crociera, presenta evidenti analogie con opere della Francia
centrale e meridionale.

I terremoti del 1349 e del 1457 fecero crollare rispettivamente la cupola ed il campanile originari.
La prima fu sostituita dall’attuale cupola arabo-normanna, con due ordini sovrapposti di arcatelle cieche assai simili a quelle del duomo di Caserta Vecchia; il secondo, che l’affiancava lateralmente, fu ricostruito all’esterno e successivamente collegato alla facciata da un ponte realizzato nel 1733.
Determinante per l’attuale aspetto del Duomo, furono le modifiche apportate a partire dal 1703, sotto la direzione dell’architetto romano


Deambulatorio


Carlo Buratti che ideò l’attuale facciata barocca, e da Luigi Vanvitelli che realizzò l’altare maggiore.
Ricchissimo il panorama artistico della Chiesa.
Lungo la navata destra, spiccano due bellissimi dipinti, la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore
fiammingo Comelis Smet e La Vergine porge il Gonfalone del Santo Sepolcro di Francesco Solimena (1710);mentre a decoro  del transetto e della IV cappella a sinistra, troviamo due interessanti tele di Paolo De Majo, il Martirio di San Sebastiano e 1’Andata al calvario.


 

Cupola Ottagonale

Bellissimi anche gli argenti della chiesa, tra cui i busti dei vari santi che formano la processione del 25 gennaio, giorno della conversione di San Paolo, patrono di Aversa; ed ancora le lapidi e le lastre marmoree del deambulatorio, esempi notevoli di arte normanna (bellissime le lastre del Cavaliere con drago e dell’Elefante e due leoni); il Monumento funebre del cardinale Innico Caracciolo, che si trova nella V cappella a sinistra; il bel crocifisso ligneo posto alle spalle dell’altare maggiore (XIII secolo), forse di artista catalano, di grande effetto drammatico.

A sinistra del transetto, si potrà poi ammirare il cosiddetto tempietto lauretano, leggiadra riproduzione su scala ridotta della Santa Casa di Loreto.

Ma ogni quadro riassuntivo non può che essere in questo caso estremamente riduttivo.

 


Busto San Paolo



Campanile


Abside


 Il Seminario Vescovile

Il Seminario vescovile di Aversa, istituito nel 1566 in seguito alle prescrizioni del Concilio di Trento, deve la sua forma attuale alla ricostruzione operata nel 1725 per volontà dell’allora vescovo di Aversa, Innico Caracciolo, su progetto dell’arch. Carlo Buratti.


Di notevole interesse architettonico, all’interno dell’edificio, il bellissimo chiostro settecentesco e lo Scalone d’onore.
Nel grande chiostro rettangolare, che sembra comporre la leggerezza e la grazia settecentesche con la linearità del neo-classico, il rigore semplice dei pilastri del


Scalone d'onore


Seminario

primo ordine, si ravviva nel secondo ordine del più raffinato gioco prospettico degli archi strombati poggianti su di un mosso basamento; nello Scalone, di cui si ignora con precisione l’autore, mirabile appare l’originale soluzione tecnicostilistica dei balaustrini inclinati per dare all’insieme un più marcato senso di dinamismo.


Il Seminario conserva un ricco patrimonio di opere d’arte, provenienti per lo più dalle varie chiese cittadine, tra le quali spicca il trecentesco Scalone d’onore Gruppo marmoreo "Madonna col bambino" (XIV sec.) gruppo marmoreo ‘Madonna col Bambino", da taluni attribuito al grande scultore senese Tino da Camaino (1285-1338), e la tavola del "Martirio di San Sebastiano" (1468) di Angiolillo Arcuccio, la cui importanza va ben al di là dela valore artistico, pur notevole, del dipinto, per la possibilità che ci dà di ricostruire l’impianto rinascimentale della città, ritratta sullo sfondo alle spalle del santo.


Chiesa di San Domenico

 

La magnifica facciata barocca, realizzata nel 1742, secondo alcune fonti, su progetto del noto architetto napoletano Filippo Raguzzini (passato alla storia per la teatrale sistemazione di piazza Sant’Ignazio in Roma), è quanto ci è dato oggi ammirare dell’antica chiesa di San Domenico, fondata da Carlo I d’Angiò nel 1278 e dedicata dallo stesso allo zio San Luigi IX re di Francia.

Completamente devastata da ripetuti furti, infatti, quasi nulla rimane delle opere che arricchivano il suo interno, al momento non visitabile.

La facciata concava, di gusto borrominiano, seppur segnata dal grave stato di abbandono, mantiene ancora un certo fascino per la ricca e fantasiosa decorazione formata da gruppi di colonne sporgenti, nicchie con statue (quella posta in cima è appunto di Luigi IX), sfarzosi fregi. Sembra che nell’occasione il Raguzzini utilizzasse, con qualche variazione, il progetto messo a punto per il concorso (1731) della facciata di San Giovanni in Laterano in Roma, assegnato poi all’architetto Alessandro Galilei.

Chiesa San Domenico


Sedile di San Luigi
I1 medievale sedile o seggio di San Luigi

I sedili erano una sorte di consorteria di nobili, che nelle amministrazioni cittadine tutelavano i propri diritti. 

Posti a ridosso di alcune importanti porte cittadine, avevano nei propri compiti con ogni probabilità anche quello della custodia delle stesse. 
Ad Aversa se ne contavano quattro, dei quali l’unico sopravvissuto è quello di San Luigi, in piazza San Domenico, che fu concesso nel 1195 dall’imperatore Enrico VI alle famiglie dei cavalieri aversani come ringraziamento per l’appoggio ricevuto nella guerra contro i Normanni.

Svuotati a poco a poco di potere e di significato, i sedili dei nobili furono definitivamente aboliti nel 1799.


Chiesa di Santa Maria a Piazza

S. Maria a Piazza (XI secolo) è la chiesa più antica di Aversa. 
Posta in corrispondenza della piazza del mercato pubblico, al di fuori della prima cerchia di mura cittadine, è precedente al l’arrivo dei Normanni.

A seguito di un disastroso terremoto, l’impianto romanico originale subì, a partire dalla metà del XIV secolo, una completa trasformazione secondo i canoni dell’architettura gotica.


A questa fase risale la costruzione della nuova facciata, sulla quale si aprono tre portali con arco ogivale, e l’aggiunta all’interno delle navate laterali che impostano su ampi pilastri in tufo. 

La copertura, con le sue volte estradossate che costituiscono un unicum in Aversa, culminanti nella cupola ottagonale, rileva chiare influenze arabo-bizantine, forse mutuate dalle colonie di commercianti amalfitani che si erano stabilite nelle adiacenze della chiesa. 

Recenti restauri hanno riportato alla luce affreschi appartenenti alla prima cerchia di artisti giotteschi.

 


Castello Aragonese

Il Castello Aragonese (1470), fatto costruire da Alfonso I, fu completamente modificato ad uso di caserma di cavalleria per volere di Carlo III di Borbone, nel 1750. 

L’originaria struttura quattrocentesca venne così avvolta da una cortina muraria, cui furono aggiunti quattro corpi angolari, destinati ad ospitare le scale. 

Ceduto al Ministero di Grazia e Giustizia, subì ulteriori trasformazioni per essere adibito, nel 1934, alla nuova funzione di Ospedale Psichiatrico Giudiziario. 

Attualmente ospita una prestigiosa Scuola per Agenti di Polizia Penitenziaria.
 


Monastero di San Biagio

ll monastero di San Biagio, la cui esistenza è attestata, dal codice omonimo conservato presso la Biblioteca Vaticana, a partire dal 1043, fu forse fondato da una principessa normanna (Riccarda o Aloara) ed affidato all’ordine benedettino. 
Secondo la tradizione, fu utilizzato spesso come rifugio dalle donne normanne durante i lunghi periodi di assenza dei mariti impegnati nelle continue guerre. 

Dell’assetto romanico originario non resta che il pronao, diviso in sei campate con volta a crociera, che immette nell’interno del Monastero e, quindi, della chiesa. 

Quest’ultima, a navata unica, presenta sei cappelle laterali per lato, che contengono altari policromi e dipinti di grande interesse artistico, tra cui, nella I di 

destra, un’ Adorazione dei Magi, e nella I di sinistra, una Pentecoste, attribuite al pittore tardo - cinquecentesco Marco Pino da Siena; nella terza cappella, sempre di sinistra, la Sepoltura di Cristo con la Madonna e i Santi Biagio e Govanni Evangelista (XVI secolo), di autore ignoto. 

Assai caratteristico il pavimento della navata e del presbiterio formato da maioliche dell’inizio del settecento, opera della bottega napoletana dei Giustiniani. 

Sulla facciata esterna il primo e l’ultimo, dei tre portali di stile barocco, sono sormontati dai busti in stucco di San Benedetto e San Mauro, mentre quello centrale da un bassorilievo in motivi floreali.


Monastero di San Lorenzo

L’imponente monastero di San Lorenzo "ad Septimum", la cui fondazione ad opera dei Longobardi è antecedente all’anno Mille, era posto sulla via consolare romana a sette miglia da Capua, come indicato dalla vicina pietra miliare dalla quale trasse la particolare denominazione. Con l’avvento dei Normanni, il piccolo cenobio benedettino cominciò ad ingrandirsi ed a crescere di importanza, sino a divenire una delle più importanti abbazie dell’Italia meridionale. 

In virtù delle donazioni di cui sarà in seguito fatto oggetto, i suoi beni patrimoniali si estenderanno ben oltre la Contea: in Lucania, Calabria, Puglia. Soppresso nel 1807 dai Francesi, ospitò un educandato per le fanciulle della nobiltà fino al 1812, quindi varie istituzioni (scuola militare, orfanotrofio militare, istituto artistico meccanico, ecc.). 

L’ex monastero, che aspetta ancora di essere restaurato nel suo complesso, è sede attuale della Facoltà di Architettura del secondo Ateneo di Napoli.

Nonostante le alterazioni morfologiche, dovute ai molti rifacimenti, ed il notevole degrado in cui versa larga parte della struttura, si possono ancora ammirare alcune preziose testimonianze architettoniche, quali: il chiostrino barocco,da cui è stato purtroppo asportato il pozzo in marmo, ed il chiostro grande rinascimentale, ascrivibile agli ultimi anni del ‘500. 

Di forma rettangolare, il chiostro grande si sviluppa in due ordini di arcate a tutto sesto, la cui leggerezza risulta notevolmente accentuata dalla maggiore snellezza dell’ordine superiore. 

Paragonabile per bellezza di forme a quello della Certosa di San Martino, l’opera è da attribuire sicuramente ad un artista esperto della grande lezione rinascimentale, cui la leggerezza e l’armonia delle forme rimandano. 

Tra le testimonianze del periodo normanno rimane il superbo portale in marmo scolpito che adorna l’ingresso della chiesa eseguito, come risulta dall’iscrizione incisa sull’architrave, da un maestro Berardo, ai tempi dell’ abate Matteo, nel XII secolo.