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Herman Posch ad Aversa: sabato l’inaugurazione della mostra fotografica ‘Ein Ich-Un io’ |
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Sarà inaugurata sabato alle ore 18,30, presso il Liceo Artistico Statale di Aversa, la mostra fotografica dell’artista tedesco Herman Posch. Suggestivo il titolo dell’iniziativa, “Ein Ich-Un Io”. La mostra è il primo grande evento a carattere internazionale proposto dall’Artistico di Aversa dalla data della sua fondazione. L’iniziativa, promossa dal Liceo, è nata grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale della città, guidata dal sindaco Domenico Ciaramella, dal “Goethe Institute di Napoli”, dall’Ordine degli architetti. della Provincia di Caserta, dal gruppo internazionale “Scavare il futuro”. E’ stata curata dal critico tedesco Elmar Zorn, dall’architetto aversano Umberto Panarella e dal preside del Liceo Artistico professor Saverio Tufariello e si inserisce nel ambito del progetto internazionale “Scavare il futuro” al quale collaborano, oltre lo stesso Zorn, l’architetto Riccardo Dalisi, il poeta Mimmo Grasso e l’architetto Umberto Panarella . Sarà inaugurata dal Sindaco della città di Aversa Domenico Ciaramella alla presenza di eminenti personalità del mondo artistico e culturale internazionale del calibro di Dieter Ronre, direttore del Kunstmuseum di Bonn, Newton e Helen Mayer Harrison, architetti statunitensi e redattori del progetto internazionale “Peninsule Europe”, gli artisti Ugo Dossi e Igor Sacharow-Ross e l’architetto designer Riccardo Dalisi. “Questa è la prima iniziativa di rilievo internazionale - ha dichiarato il preside Tufariello - di cui, come Liceo Artistico, ci facciamo promotori e organizzatori e per felice e non occasionale coincidenza si tratta di una mostra fotografica. Infatti per quest'anno il tema della fotografia artistica e della fotografia al servizio dell'arte sarà il motivo conduttore del progetto provinciale di adozione monumenti, al quale da tempo lavoriamo con significativi risultati”. Sarà possibile visitare le opere esposte a partire da sabato fino al prossimo 7dicembre. “La città di Aversa – ricorda l’architetto aversano Panarella - è una città dalle origini nordiche e dalla storia millenaria. Gli artisti hanno oggi l’incarico di riscoprire queste peculiarità rivalutandole in un nuovo contesto locale, ma anche europeo; sono infatti questi gli obiettivi che si prefigge il progetto a lunga scadenza dal titolo “Scavare il futuro”, programma a cui aderisce anche la città di Aversa. Su questa terra si sono espressi in passato molti artisti stranieri ed oggi il progetto “Scavare il Futuro” vuol essere un invito a riprendere questo dialogo”. Per questa prima esperienza, ad un artista-fotografo Hermann Posch, è dato l’onere “dell’inizio” e non si poteva trovare ad Aversa uno spazio migliore se non il Chiostro del Complesso di S. Anna. sede del Liceo Artistico. Posche ha trovato come suo mezzo di espressione, una tecnica assai spettacolare, senza servirsi della solita trasformazione e generazione d’immagini, tramite processi elettronici con computer. La sua tecnica è manuale, quasi antica e ci rimanda ai tempi della fotografia del Bauhaus, con le sperimentazioni di Man Ray, Maholy-Nagy e Xanti Schawinsky. Egli offre però un apertura alle possibilità di formare e combinare nuove costruzioni dell’uomo ottenendo risultati sbalorditivi. La sua fotografia non fissa più, in una unica visione, il momento o la minuscola frazione del tempo passante, ma al contrario fa partire da un dato momento un viaggio nel viso di una certa persona cogliendone le variabilità, i cambiamenti, e le modificazioni. Attraverso i suoi scatti egli cerca di entrare nell’animo della persona mettendo all’esterno quello che è nascosto all’interno del soggetto. Hermann Posch lavora con la fotografia come un pittore lavora con un quadro; modifica l’immagine fino a quando non è soddisfatto del risultato. Non ama essere considerato uno sperimentatore pur adottando tecniche sperimentali. Sperimentare vuol dire vagare in campi lontani e sconosciuti per scoprire nuove cose inaspettate e Posch rifiuta quest’etichetta. Egli cerca la sintonia di espressioni fino ad un punto prestabilito che è in coincidenza con una visione interna ed intuitiva, non è più esperimento, è archeologia del passato, in quanto si ricercano le tracce di un esistenza in un volto, ed è futuro in quanto i tratti di una persona si aprono a una nuova comunicazione con noi che guardiamo. Non tanto nella fotografia ma piuttosto nella pittura esistono già esperienze simili alle ricerche di Herman Posch; basta pensare alle facce squilibrate di Francio Bacon o ai corpi informi di Lucine Freud o agli esempi delle deformazione dei volti e delle figure di Daumier o Granville fino a Otto Dix. Ma mentre la caricatura è sempre ispirata da obiettivi di illuminismo ed educazione, il nostro artista procede in modo diverso. Adotta le manifestazioni di umori ed espressioni per evidenziare una realtà sotto la pelle così da creare il nuovo mito di una persona. La manipolazione e lo spostamento delle caratteristiche di un viso può dissolvere la maschera della faccia e generare tante maschere. Così divisi non si possono più integrare in un'unica maschera ma rimangono incoerenti, non uniformi, non intatte. Nasce una identità polivisuale o meglio una persona con varie identità o più precisamente mette in risalto la natura del personaggio sotto la maschera. Si vede che Herman Posch, con tanta abilità e competenza, si trova sulla via di una nuova avanguardia come i ricercatori che attraverso ricerche genetiche tendono alla creazione di uomini artificiali. |
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Vincenza Picone |