‘Progetto Sicurezza’: l’amministrazione contro il racket e l’usura

 

“Anche uno solo che riuscirà ad uscire dalla spirale dell’usura e del racket sarà una vittoria di legalità per la nostra città, per questa amministrazione, per tutto il territorio”. Così il sindaco di Aversa Domenico Ciaramella è intervenuto al primo incontro, in programma stamattina, nell’ambito del ‘Progetto Sicurezza’, già finanziato dalla Regione Campania, con deliberazione n. 1779 del 16 maggio 2003 e pubblicato sul Burc il 30 giugno scorso. Il ‘Progetto Sicurezza’, elaborato da Amleto Frosi, Presidente della ‘Casa della Solidarietà’, ubicata al Parco Coppola di Aversa in un locale sequestrato alla criminalità organizzata, si è classificato, nella graduatoria regionale, al secondo posto tra le trenta città ammesse al finanziamento, primo in Provincia di Caserta. 28.327 euro per realizzare un progetto, della durata di 12 mesi, che coinvolge, in un’ottica di cittadinanza attiva, l’ente comunale, la ‘Casa della Solidarietà’, le forze dell’ordine, le scuole di ogni ordine e grado, le associazioni di categoria dei commercianti, il mondo del volontariato. Nel 2000, sono state 823 le denunce in Italia per usura, 103 in Campania, 20 in tutta la Provincia di Caserta. "Il nostro obiettivo – spiega l’avvocato Frosi – è costruire concreti percorsi di aiuto alle vittime dell’usura e dell’estorsione, unici due reati con aspetti sociali, perché vengono ad intaccare un intero sistema economico, inficiando l’interesse collettivo; ecco perché il legislatore ha predisposto un fondo per le vittime di questi reati. La ‘Casa della Solidarietà’ mira ad assistere quei cittadini che denunciano di essere vessati dai fenomeni in questione attuando una ‘terapia’ d’intervento che si concluda con il reinserimento del soggetto nella vita economica e sociale. Tre i livelli d’intervento previsti: legale, assistendo il soggetto in tutte le fasi del processo; economico, attraverso una consulenza che consenta alla vittima di proseguire nel suo lavoro; psicologico, per recuperare l’equilibrio emotivo della vittima. Il contrasto non può prescindere se non dalla denuncia: con essa si raggiunge il duplice vantaggio di far emergere il reato e liberare la vittima dall’abuso”. Il progetto di Frosi prevede diversi livelli d’intervento: con le scuole, attraverso un’educazione alla legalità in grado di rifuggire dalle celebrazioni e dalle belle parole, per collocarsi all’interno di un articolato progetto del consiglio di classe, progetto interdisciplinare, esteso nel tempo e soggetto alle verifiche; con le associazioni dei commercianti: Frosi lancia la provocazione di consegnare agli esercenti aderenti al progetto l’adesivo ‘Qui non si paga il pizzo’, segnale visibile di contrasto alla criminalità. “L’obiettivo – conclude Frosi – è quello di creare un osservatorio permanente – sarebbe il primo del genere in Campania – dove analizzare, in maniera concertata, le strategie d’intervento che, a livello ambientale, si dimostrano più adatte per contrastare il racket e l’usura”.


Vincenza Picone