Prodotti tipici

La mozzarella

La Mozzarella di Aversa poi non ha certo bisogno di particolare pubblicità: solo qui si trova la vera, autentica, inimitabile mozzarella di bufala, la sua fragranza di latte fresco e di erba sono frutto della secolare esperienza di maestri casari che ancora oggi lavorano il latte con tecniche antichissime; mozzano con le mani la pasta per avere il globo porcellanato, rannodano trecce o sminuzzano delicati bocconcini che saranno rinchiusi con la panna in anfore di terracotta.
Le origini della mozzarella sono direttamente legate all’introduzione dei bufali in Italia. Le ipotesi sono molteplici: una delle più accreditate sostiene che furono i re Normanni, intorno all’anno 1000 a diffonderli in Italia meridionale dalla Sicilia, dove erano stati introdotti dagli Arabi.
Altri, invece, sostengono l’origine autoctona del bufalo, sia per il ritrovamento di reperti fossili nella campagna romana, sia per i risultati di recenti studi che proverebbero una diversità filo-genetica tra il bufalo italiano e quello indiano.
Il termine mozzarella deriva da mozzarè, operazione praticata ancora oggi in molti caseifici, che consiste nel taglio manuale della pasta filata, effettuato con indice e pollice (mozzatura)

Con l’unità d’Italia si crea ad Aversa la famosa Taverna, uno speciale mercato all’ingrosso delle mozzarelle e delle ricotte di bufala dove ogni giorno venivano stabilite le quotazioni in rapporto alla produzione ed alla richiesta.

Prodotto altrettanto gustoso della ns. terra è la soffice e delicata ricotta paragonabile al velo di sposa.

Il vino asprino

Avete mai visto viti che si arrampicano, “maritate” al pioppo, verso il cielo fino a raggiungere i 25 metri di altezza, fornendo delle imponenti barriere verdi, cariche di grappoli?

Uve che per essere raccolte impongono ai viticoltori equilibrismi incredibili su altissime scale?


Viti, inoltre, franche di piede, come in era pre-fillosserica ?

Mario Soldati lo descrive così:

“Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno.
Perché i più celebri bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce.
L’Asprinio no.
L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta… Che grande piccolo vino!”

Queste in pratica sono alcune delle caratteristiche che rendono unico, ineguagliabile l’Asprinio di Aversa, il “grande, piccolo vino” di Mario Soldati estremamente secco e asciutto, di perlage finissimo e persistente, è vino superbo e facile compagno di tutto il pranzo

La storia di questo vino è alquanto…frizzante. Si narra, infatti, che il sovrano Roberto d’Angiò, nel Trecento, abbia incaricato il proprio cantiniere, Louis Pierrefeu, di individuare il “cru” migliore per impiantare il vitigno Asprinio, portato dalla Francia per produrre spumante, altrimenti impossibile da avere a causa delle distanze che dividevano il Regno di Napoli dalla Regione dello Champagne. Pierrefeu non tardò a rendersi conto che l’Agro Aversano aveva condizioni climatiche tali da consentirgli di produrre uno spumante “leggero e brioso quant’altri mai”, con il quale avrebbe letteralmente inebriato la corte angioina.
E così fu. Da allora l’asprinio di Aversa è noto non solo in Campania, ma viene apprezzato da grandi enologi e raffinati intenditori fino ad ottenere nel 1993 la consacrazione a livello nazionale e internazionale con l’assegnazione del marchio DOC

Le caratteristiche fisiologiche del vitigno Asprinio, coltivato solo nella zona aversana, e conservato nelle tipiche grotte di tufo profonde anche oltre 15 metri, dove la temperatura rimane costante, inverno ed estate, intorno ai 13 – 14 gradi, ne fanno, oltre ad un vino “allegro, leggero, brioso” (Veronelli), uno spumante elegante, eccezionalmente buono, molto ricercato per la sua naturale freschezza.

Abbinamenti gastronomici:
Il vino è consigliato con prosciutto, piatti a base di verdure, pesce in bianco con maionese, insalate di mare, frutti di mare, specie se crudi, fritture di scoglio e crostacei; particolarmente indicato per accompagnare le “mozzarelle di Aversa”.

Lo spumante, invece, è ottimo come aperitivo o per accompagnare menù raffinati in bianco e a tutto pasto; è in eccellente armonia con rane indorate e fritte o anguille di fosso fritte.

Caratteristiche del vino:

Colore: paglierino, più o meno carico;
Odore: intenso, fruttato, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio (min. 85 %), altri (max 15 %);
Gradazione alcolica min.: 10,5%;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;

Caratteristiche dello spumante:

Spuma: fine e persistente;
Colore: paglierino, più o meno intenso;
Odore: fine, fragrante, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio in purezza;
Gradazione alcolica min.: 11,50 %;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;

Le mele annurca

Le campagne aversane sono state sempre ambite e decantate per la loro veracità.
Ne è una testimonianza il fatto che, sin dai tempi remoti, hanno accolto generosamente popolazioni diverse, dedite prevalentemente all’agricoltura che ha costituito, fino alla soglia dei nostri giorni, la base dell’economia dell’intera zona.
Prodotti diversi, dalle granaglie alla frutta, che hanno fatto un po’ la fortuna del luogo, rappresentando un sostentamento per migliaia di famiglie.
A cominciare dai più celebrati, quelli ortofrutticoli, che sono ancora molto richiesti anche dal mercato esterno… come e soprattutto le pesche, l’uva asprigna e le saporose mele.

E quando parliamo di mele, ci riferiamo essenzialmente a quelle cosiddette “annurche” che sono tipiche della nostra Campania Felix.
Dal colore rosso-violaceo e dalla polpa tenera zuccherino-acidula, sono mele molto gustose e richieste, prodotte da alberi di medio fusto, i cui filari ben allineati possono essere visti, oltre che nei ns. campi, anche in quelli dei vicini centri di Giugliano-Qualiano (dove persiste la figura del melaro) e della Valle di Maddaloni, andando verso Sant’Agata dei Goti nel beneventano.
Sono frutti che si conservano a lungo, a temperatura ambiente, e che pertanto possono essere trovati in tutte le stagioni dell’anno… anche se con più difficoltà nei mesi estivi, nei quali ci si può trovare di fronte a sottoprodotti o meglio a sottovarietà.
Le proprietà acidule della mela sono terapeuticamente rilevanti: aiutano a fissare il calcio nelle ossa, esercitano un benefico influsso nei disturbi articolari, migliorano il metabolismo e influiscono positivamente sulla flora intestinale distruggendo i batteri nocivi.
Quindi la mela annurca è da considerarsi un “frutto prelibato”, che va preferito per le molte virtù e chi la mangia beneficia di sicuro delle sue proprietà terapeutiche e delizia anche il palato.

La mozzarella

La Mozzarella di Aversa poi non ha certo bisogno di particolare pubblicità: solo qui si trova la vera, autentica, inimitabile mozzarella di bufala, la sua fragranza di latte fresco e di erba sono frutto della secolare esperienza di maestri casari che ancora oggi lavorano il latte con tecniche antichissime; mozzano con le mani la pasta per avere il globo porcellanato, rannodano trecce o sminuzzano delicati bocconcini che saranno rinchiusi con la panna in anfore di terracotta.

Le origini della mozzarella sono direttamente legate all’introduzione dei bufali in Italia. Le ipotesi sono molteplici: una delle più accreditate sostiene che furono i re Normanni, intorno all’anno 1000 a diffonderli in Italia meridionale dalla Sicilia, dove erano stati introdotti dagli Arabi.
Altri, invece, sostengono l’origine autoctona del bufalo, sia per il ritrovamento di reperti fossili nella campagna romana, sia per i risultati di recenti studi che proverebbero una diversità filo-genetica tra il bufalo italiano e quello indiano.
Il termine mozzarella deriva da mozzarè, operazione praticata ancora oggi in molti caseifici, che consiste nel taglio manuale della pasta filata, effettuato con indice e pollice (mozzatura)

Con l’unità d’Italia si crea ad Aversa la famosa Taverna, uno speciale mercato all’ingrosso delle mozzarelle e delle ricotte di bufala dove ogni giorno venivano stabilite le quotazioni in rapporto alla produzione ed alla richiesta.

Prodotto altrettanto gustoso della ns. terra è la soffice e delicata ricotta paragonabile al velo di sposa.

Il vino asprino

Avete mai visto viti che si arrampicano, “maritate” al pioppo, verso il cielo fino a raggiungere i 25 metri di altezza, fornendo delle imponenti barriere verdi, cariche di grappoli?

Uve che per essere raccolte impongono ai viticoltori equilibrismi incredibili su altissime scale?


Viti, inoltre, franche di piede, come in era pre-fillosserica ?

Mario Soldati lo descrive così:

“Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno.
Perché i più celebri bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce.
L’Asprinio no.
L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta… Che grande piccolo vino!”

 

Queste in pratica sono alcune delle caratteristiche che rendono unico, ineguagliabile l’Asprinio di Aversa, il “grande, piccolo vino” di Mario Soldati estremamente secco e asciutto, di perlage finissimo e persistente, è vino superbo e facile compagno di tutto il pranzo

La storia di questo vino è alquanto…frizzante. Si narra, infatti, che il sovrano Roberto d’Angiò, nel Trecento, abbia incaricato il proprio cantiniere, Louis Pierrefeu, di individuare il “cru” migliore per impiantare il vitigno Asprinio, portato dalla Francia per produrre spumante, altrimenti impossibile da avere a causa delle distanze che dividevano il Regno di Napoli dalla Regione dello Champagne. Pierrefeu non tardò a rendersi conto che l’Agro Aversano aveva condizioni climatiche tali da consentirgli di produrre uno spumante “leggero e brioso quant’altri mai”, con il quale avrebbe letteralmente inebriato la corte angioina.
E così fu. Da allora l’asprinio di Aversa è noto non solo in Campania, ma viene apprezzato da grandi enologi e raffinati intenditori fino ad ottenere nel 1993 la consacrazione a livello nazionale e internazionale con l’assegnazione del marchio DOC

Le caratteristiche fisiologiche del vitigno Asprinio, coltivato solo nella zona aversana, e conservato nelle tipiche grotte di tufo profonde anche oltre 15 metri, dove la temperatura rimane costante, inverno ed estate, intorno ai 13 – 14 gradi, ne fanno, oltre ad un vino “allegro, leggero, brioso” (Veronelli), uno spumante elegante, eccezionalmente buono, molto ricercato per la sua naturale freschezza.

Abbinamenti gastronomici:
Il vino è consigliato con prosciutto, piatti a base di verdure, pesce in bianco con maionese, insalate di mare, frutti di mare, specie se crudi, fritture di scoglio e crostacei; particolarmente indicato per accompagnare le “mozzarelle di Aversa”.

Lo spumante, invece, è ottimo come aperitivo o per accompagnare menù raffinati in bianco e a tutto pasto; è in eccellente armonia con rane indorate e fritte o anguille di fosso fritte.

Caratteristiche del vino:

Colore: paglierino, più o meno carico;
Odore: intenso, fruttato, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio (min. 85 %), altri (max 15 %);
Gradazione alcolica min.: 10,5%;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;

Caratteristiche dello spumante:

Spuma: fine e persistente;
Colore: paglierino, più o meno intenso;
Odore: fine, fragrante, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio in purezza;
Gradazione alcolica min.: 11,50 %;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;

Le mele annurca

Le campagne aversane sono state sempre ambite e decantate per la loro veracità.
Ne è una testimonianza il fatto che, sin dai tempi remoti, hanno accolto generosamente popolazioni diverse, dedite prevalentemente all’agricoltura che ha costituito, fino alla soglia dei nostri giorni, la base dell’economia dell’intera zona.
Prodotti diversi, dalle granaglie alla frutta, che hanno fatto un po’ la fortuna del luogo, rappresentando un sostentamento per migliaia di famiglie.
A cominciare dai più celebrati, quelli ortofrutticoli, che sono ancora molto richiesti anche dal mercato esterno… come e soprattutto le pesche, l’uva asprigna e le saporose mele.

E quando parliamo di mele, ci riferiamo essenzialmente a quelle cosiddette “annurche” che sono tipiche della nostra Campania Felix.
Dal colore rosso-violaceo e dalla polpa tenera zuccherino-acidula, sono mele molto gustose e richieste, prodotte da alberi di medio fusto, i cui filari ben allineati possono essere visti, oltre che nei ns. campi, anche in quelli dei vicini centri di Giugliano-Qualiano (dove persiste la figura del melaro) e della Valle di Maddaloni, andando verso Sant’Agata dei Goti nel beneventano.
Sono frutti che si conservano a lungo, a temperatura ambiente, e che pertanto possono essere trovati in tutte le stagioni dell’anno… anche se con più difficoltà nei mesi estivi, nei quali ci si può trovare di fronte a sottoprodotti o meglio a sottovarietà.
Le proprietà acidule della mela sono terapeuticamente rilevanti: aiutano a fissare il calcio nelle ossa, esercitano un benefico influsso nei disturbi articolari, migliorano il metabolismo e influiscono positivamente sulla flora intestinale distruggendo i batteri nocivi.
Quindi la mela annurca è da considerarsi un “frutto prelibato”, che va preferito per le molte virtù e chi la mangia beneficia di sicuro delle sue proprietà terapeutiche e delizia anche il palato.

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