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I Conti Normanni

L’insediamento dei Normanni in Italia è stato deciso dal Sovrano onnipotente che presiede alla successione dei tempi e dei regni”, scrisse sul finire dell’XI secolo Guglielmo di Puglia. Mentre Goffredo Malaterra, monaco benedettino e normanno del monastero di Sant’Eufemia fondato da Roberto il Guiscardo, nel suo De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliane comitis er Roberti Guiscardi ducis fratris, sostenne addirittura che Dio avesse suggellato con “la stirpe di Tancredi d’Altavilla un’alleanza simile a quella che in altri tempi aveva stipulato con Abramo”. Se non bastasse, un altro cronista, il campano Amato di Montecassino, monaco di quell’abbazia, non esita a sostenere che era stata “la giusta volontà di Dio” ad affidare “la terra d’Italia ai Normanni a causa della perversità di coloro che la governavano”.
Il conquistatore normanno, “astutissimo e vendicativo” veniva così presentato come il “nuovo popolo eletto”.
E di esso si offriva un ritratto molto eloquente e articolato: “Questo popolo è dotato di una particolare ingegnosità. Sa vendicare le ingiustizie, lasciare la propria patria nella speranza di trovare altre opportunità più vantaggiose.
Avido di ricchezza e di potere, è in grado di simulare qualunque cosa e si mostra allo stesso tempo generoso e avido”. Orderico Vitale, un altro cronista normanno del tempo, li definisce “gente sfrenata”, e Gugliemo di Malmesbury un popolo pronto a “usare ogni inganno quando la forza fisica non è più sufficiente”.

CHI ERANO I NORMANNI

Ma chi erano effettivamente i Normanni che nell’XI secolo conquistarono l’Italia meridionale, dalla Puglia alla Calabria alla Sicilia? E quali furono i segni che questa dominazione lasciò nella cultura e nella società meridionali.
L’immagine tradizionale che si ha di essi, frutto della gesta, è quella di un popologuerriero, forte, sempre pronto alla battaglia e capace di grandi conquiste militari. Eppure questo popolo dimostrò di avere non solo una notevole capacità di adattamento, ma soprattutto uno straordinario “senso politico dando vita alle prime forme di stato moderno”.

Furono i Normanni a introdurre in Italia l’esperienza cavalleresca e il potere monarchico, due fattori che risultarono determinanti nella trasformazione del Mezzogiorno da area marginale, periferica, a una potenza militare.
In più, avviarono il processo di latinizzazione del Mezzogiorno e favorirono la fusione di elementi nordeuropei e lombardi con quelli bizantini e musulmani in una produzione eclettica di cui ci sono rimaste straordinarie testimonianze architettoniche e artistiche.

I Normanni erano discendenti di quei Vichinghi che intorno all’800 toccarono le coste della futura Normandia e che nell’820 compirono delle incursioni sul corso inferiore della Senna. Negli anni successivi questi sbarchi si intensificarono e inutili furono i tentativi di difesa, tant’è che il governo carolingio abbandonò nell’867 la regione che sarebbe diventata la Normandia affidandone la protezione ai Bretoni. Ma inutilmente, perché nel 911 il re carolingio Carlo III il Semplice decise, con il trattato di Saint-Clair-sur-Epte, di cedere Rouen e i territori vicini a

Rollone, capo dei guerrieri vichingi, appartenente a una famiglia di capi locali della Norvegia che, dopo una lite con la dinastia reale, si disperse tra le coste settentrionali della Francia, le isole Orcadi e l’Islanda.
Questo fu il primo nucleo dello stato normanno, che si andò estendendo in maniera disordinata, e dopo momenti di crisi conobbe una certa stabilità solo sotto il regno di Riccardo II (996-1026) e poi un vero e proprio periodo di eccezionale prosperità con Guglielmo il Conquistatore.
Questi, dopo essere riuscito a imporre nel 1047 la propria autorità sull’aristocrazia normanna, favorì lo sviluppo della chiesa regolare, allontanandola definitivamente dall’area nordica; un processo che aveva conosciuto, con Guglielmo da Volpino, uno dei protagonisti dell’Europa medievale, insieme a Gerberto d’Aurillac, divenuto papa con il nome di Silvestro II, notevole impulso, con la costruzione di cattedrali, abbazie e monasteri, con audaci modelli architettonici, sul modello cluniacense, e determinando l’integrazione nell’Europa cristiana e romana. Un’ opera che conobbe qualche rallentamento dopo l’insediamento dei Normanni in Inghilterra, dove vennero chiamati ecclesiastici e laici per avviare il processo riformatore del nuovo regno.

L’ARRIVO DEI NORMANNI NEL MEZZOGIORNO D’ITALIA

Bisogna ricordare che prima dell’arrivo dei Normanni le regioni meridionali facevano riferimento a tre aree culturali e politiche profondamente diverse: l’Abruzzo, che era parte del regno carolingio d’Italia, e i principati longobardi di Benevento, Capua e Salerno, i quali non avevano accettato l’integrazione nel regno dei Franchi, appartenevano all’Occidente.

La Calabria, occupata in prevalenza da popolazioni di lingua greca, e la Puglia, abitata da Latini sottoposti al diritto longobardo, erano due temi dell’impero bizantino (un tema era la provincia dell’impero governata da un capo militare). La Sicilia, invece, era musulmana fin dal IX secolo.

Se si deve credere a uno dei cronisti della conquista, Amato di Montecassino, nel 999 quaranta normanni che tornavano da un pellegrinaggio al Santo Sepolcro, si sarebbero fermati a Salerno e avrebbero aiutato il principe Guaimar a respingere un attacco musulmano.
Guglielmo di Puglia, invece, sostiene che il primo incontro fra Normanni e popolazioni del Meridione avvenne sul Gargano nel 1016, fra un gruppo di pellegrini d’Oltralpe e Mele di Bari, il quale guidava la rivolta dei Longobardi di Puglia contro le autorità bizantine. Negli anni successivi i Bizantini combatterono contro i Normanni, assoldati in Puglia e in Campania da principi e abati.
E’ certo però che tra il 1018 e il 1037 si installò ad opera dei Normanni guidati da Rainuldo Drengot la contea di Aversa.
Giunse poi una nuova ondata di Normanni, comandati da tre dei numerosi figli di Tancredi d’Altavilla.
Recatisi in Sicilia per combattere gli Arabi, non ottennero dai Bizantini di Maniace la giusta ricompensa.
Si impossessarono quindi progressivamente della Puglia e del ducato di Benevento, di cui fu proclamato conte Guglielmo “Braccio di Ferro”, figlio di Tancredi, signore di Hauteville-la-Guiscard, al quale successero Drogone e poi Umfredo.

Come sede fu scelta Melfi (1042).

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