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Patria di uomini illustri

In tutti i rami dell’attività umana fu Aversa illustrata dai suoi figli.
Fu patria di illustri uomini: guerrieri, letterati, poeti, giureconsulti, medici, artisti.

Beomondo D’Antiochia s’ebbe sempre un ricco stuolo di crociati nell’anno 1090.
I normanni avevano uno spirito eminentemente avventuroso e non potevano restar sordi al grido di Pietro l’Eremita; e tutte le spedizioni fatte per la liberazione del Santo Sepolcro trovarono un largo seguito fra essi.

Uno dei tredici campioni, combattenti nella famosa sfida di Barletta – Ludovico Abenavolo – nacque in Aversa.

Alla battaglia di Lepanto eravi un Alessandro Merenda, di Aversa, comandante di quarto all’ordine di Doria, che per il suo valore, si ebbe l’ammirazione e la stima speciale del severo don Giovanni d’Austria, comandante supremo della flotta, che fiaccò la potenza dei Turchi.

Alla presa di Sebastopoli fu un aversano – Aniello Luigi Bianchi – che, primo fra tutti, salì sugli spalti della formidabile torre di Malackoff, piantando per il primo la bandiera anglo-italo-franca sul bastione Redan. Ebbe tra vescovi e cardinali un Guiscardo, un Colonna, un Caraffa, un Caracciolo Junnico, un Durini e un De Luca, chiari per dottrina e virtù d’opere benefiche; scrittore lodatissimo un canonico Onorato e teorico sommo un canonico De Fulgore, ed altri. Tra i suoi patri scrittori vanta un Giulio Cesare Mele e un Luca Prassiccio, menzionati dal Giustiniani e di cui avanzano pochi brani manoscritti nel Calefati; il poeta Paolo Pacello, che ci lasciò prose e poesie varie, inediti manoscritti nella Biblioteca Nazionale di Napoli; tra giureconsulti che ci lasciarono opere in stampa non sono da obliare il Di Mauro, il Grammatico, il Pelliccia, il Cirillo, il Longo; – un Prospero Cappella, poeta latino; – archeologo un Caterino e italiani poeti, il Mormile, il Capasso e il De Ferrariis; – storiografi e cronisti, il Guarino, il P. Costa e il Fabozzi, il Moschetti e ultimi il Salzano e il Parente che cittadine memorie ci lasciarono di Aversa; della Diocesi sono notevoli il Basile, il Giordano, il Mastrominico, il De Muro.

Tra medici e scienziati si annovera l’Artaldo, il Grimaldo, il Ciaforello, il Gargano – bruciato come eretico in piazza mercato ai 24 marzo 1564 – il Lucarozzi, un Domenico e Niccolò Cirillo, il Serao, il Braucci; questi ultimi più a noi vicini. Alle miti aure di questo cielo nacquero maestri di musica, celebratissimi, Nicolò Jommelli, Domenico Cimarosa, Durante.

Scrittori drammatici di grido furono un Della Valle-Ventignano e Genoino. Un Simonelli, uno Stanzione, un Graziano, un Sellitto, un Mercurio, furono artisti pittori di fama. In mezzo a tali nomi sarebbe colpa il tacere quello del venerando Raffaele Lucarelli, che per dottrina profonda, e per vari pregi di anima, si ritiene come una gloria di Aversa.

Fra tutti questi illustri uomini i più celebri furono il Cimarosa, il Jommelli, il Mario Pagano, il Cirillo ed il Parente.

Domenico Cimarosa (vedi scheda»)
nacque in Aversa ai 17 dicembre 1749, da un muratore a nome Gennaro e da una lavandaia a nome Anna Di Francesco. Deve la sua celebrità a sé stesso, alla sua forte volontà e al suo genio, soprattutto. Aveva pochi anni allorché gli morì il padre suo, vittima del lavoro.
Visse miseramente col solo lavoro della madre. In seguito ebbe la fortuna di imbattersi in un frate, il Padre Polcaro, che malgrado il Cimarosa vestisse cencioso, pure lesse nel suo sguardo il germe del genio. Lo condusse a casa sua e, sul cembalo, fece imparare al giovane Cimarosa i primi elementi musicali, fino a farlo ammettere come alunno nel Collegio di musica. Ecco le origini del celebre autore del “Matrimonio Segreto” scritto nel 1792. Il Cimarosa morì a Venezia al primo anno di questo secolo, cioè il dì 11 gennaio 1801.

E’ passato un secolo e la musica del Cimarosa è tuttora di buon gusto, malgrado i profondi cambiamenti dell’arte musicale. Il grande Napoleone chiedeva un giorno all’illustre Gretty il suo giudizio fra il Cimarosa e il Mozart, e questi rispose: “Sire, Cimarosa pone la statua sul palcoscenico ed il piedistallo nell’orchestra e viceversa il Mozart”. Queste parole compendiano il giudizio fra le due scuole: la italiana e la tedesca. Gian Giacomo Rousseau scriveva ad un amico: “Corri a Napoli a sentire i capi d’opera del Leo, del Durante, del Jommelli e del Pergolesi”. Ebbene fra questi quattro, due sono nati ad Aversa: il Durante e il Jommelli.

Il Niccolò Jommelli (vedi scheda»), come il Cimarosa, nacque da umili genitori – suo padre faceva il bottajo, ed il Jommelli venne anch’esso iniziato nell’arte paterna. Un giorno, dicesi, che il maestro di musica Durante restò sorpreso che il piccolo bottajo Jommelli battendo sui cerchi della botte, eseguiva, con un’esattezza meravigliosa, le battute di una messa da lui diretta in una chiesa d’Aversa. Da qui incominciò la fortuna del Jommelli.

Gaetano Andreozzi (vedi scheda ») , detto “Jommellino” perché per parte di madre era nipote del grande Niccolò, nacque ad Aversa il 22 maggio 1763. Giovanissimo fu ammesso al Conservatorio della Pietà dei Turchini ove iniziò gli studi di canto, armonia e contrappunto sotto la direzione di valenti maestri. Apprese poi la composizione dallo zio Niccolò Jommelli. Le sue prime composizioni giovanili furono delle cantate per una sola voce e dei duetti per due soprani col solo basso. A sedici anni uscì dal Conservatorio e si recò a Roma dove compose, per il teatro Argentina, la sua prima opera seria in due atti, La morte di Cesare, che ebbe molto successo. Il Durante lo prese a proteggere e, più tardi, lo fece ammettere al Real Conservatorio di Musica.

Possiamo annoverare tra i musicisti aversani (di origini)Leonard Joseph Tristano, detto Lennie pianista e compositore jazz, caposcuola dello stile “cool” e pioniere dello stile “free”, nasce a Chicago il 19 marzo del 1919, secondogenito di una umile famiglia di emigranti italiani originaria di Aversa.
Ancora in fasce viene colpito dall’influenza “spagnola” che sarà poi causa di una crescita lentissima e di una progressiva perdita della vista che, all’età di nove anni, si trasformerà in completa cecità. Per tal motivo, nel 1929, il piccolo Lennie è costretto a lasciare la scuola pubblica di Chicago e ad iscriversi ad un istituto per ciechi che si trova in una altra cittadina dell’Illinois. Qui rimane per diversi anni e, nonostante la lontananza dalla famiglia e la dura disciplina del collegio, riesce a farsi notare per le sue notevoli inclinazioni per la matematica e, soprattutto, per la musica (in realtà, fin dalla più tenera età, suonava il piano “ad orecchio”).

Domenico Cirillo, Mario Pagano e Domenico Perla sono nati in terra aversana. Il Cirillo ed il Perla furono medici celebri, il Pagano fu giureconsulto e filosofo di alto valore. Tutti e tre furono decapitati in Napoli nell’anno 1799 dalla feroce e sanguinaria reazione borbonica.

Gaetano Parente, nato ad Aversa il 17 gennaio 1807, da antica e patrizia famiglia, fu un letterato chiarissimo di una modestia proverbiale. Latinista distinto, passò gran parte della sua vita alla ricerca dei documenti, dai quali poter ricostruire la storia di questa città, che doveva rappresentare lo sfondo di un quadro sul quale si svolgeva la storia del reame. Molti volumi egli pubblicò, in proposito, ma importantissimi i due volumi sulla storia ecclesiastica della città di Aversa.

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