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Gaetano Andreozzi

 

 

 

Gaetano Andreozzi, detto “Jommellino” perché per parte di madre era nipote del grande Niccolò, nacque ad Aversa il 22 maggio 1763. Giovanissimo fu ammesso al Conservatorio della Pietà dei Turchini ove iniziò gli studi di canto, armonia e contrappunto sotto la direzione di valenti maestri. Apprese poi la composizione dallo zio Niccolò Jommelli. Le sue prime composizioni giovanili furono delle cantate per una sola voce e dei duetti per due soprani col solo basso. A sedici anni uscì dal Conservatorio e si recò a Roma dove compose, per il teatro Argentina, la sua prima opera seria in due atti, La morte di Cesare, che ebbe molto successo. Qualche anno dopo, a Firenze, scrisse per il teatro Ducale, l’opera Bajazet e, per quello di Livorno nel medesimo anno, l’Olimpiade. Per il teatro San Benedetto di Venezia scrisse Agesilao e per il Regio di Torino, Teodolinda.Nel 1782 compose Catone ín Utica, il Trionfo di Arsace, La Vergine del Sole ed infine Angelica e Melidoro per il teatro di Venezia nel 1783. Il successo ottenuto da queste sue opere gli fece acquistare una certa fama. Nel 1784 fu invitato in Russia, presso il teatro di San Pietrobur­go, per comporre la Didone abbandonata e Giasone e Medea, che incontrarono il gusto di quel­la Corte e di quel pubblico freddo e piuttosto severo.

Ritornato in Italia nel 1786, fece pubblicare a Firenze le partiture di sei Quartetti per due violini, viola e basso. Nell’anno seguente scrisse per il teatro Argentina di Roma, La Vírginia, opera che fu un fiasco totale. Nonostante tale insuccesso venne invitato al teatro San Carlo di Na­poli per comporre l’opera Sofronía e Olindo e nell’autunno dello stesso anno, Sesostri. Nel 1790 scrisse per il teatro del Fondo, la Principessa filosofa e nel 1791 Il finto cieco. Scrisse poi, l’oratorio Saulle (considerata la sua composizione più riuscita) e l’opera in due atti Arsinoe per il San Carlo di Na­poli nel 1793. Fu poi invitato in Spagna, a Madrid, dove compose il Gustavo Re di Svezia che ebbe molto suc­cesso. Al suo ritorno a Napoli, fece rappresentare per il San Carlo l’oratorio La passione di Gesù Cristo e le opere Armida e Rinaldo e Priamo e Tisbe. Nel 1805 scrisse per il teatro La Fenice di Venezia l’ultima sua opera, Giovanna d’Arco, che meritò unanimi e generali consensi. Benché ancora giovane, a causa di vari problemi e vicende di natura personale, assunse la decisione di abbandonare il teatro e dedicarsi esclusivamente all’insegnamento del canto. Ricercato da tutta la nobiltà napoletana, venne anche invitato alla Corte borbonica per dar lezione alle reali principesse, dove mostrò particolare attenzione alla futura Duchessa di Berry che mostrava più attitudine e buon volere di apprendere. Gaetano Andreozzi sposò l’artista e cantante Anna Di Santi, rampolla di una distinta famiglia fiorentina, che esordì, come primadonna, nel teatro della Pergola nel 1791. Data la sua professione che la costringeva a spostarsi di città in città, Anna viveva quasi sempre da sola e, se non legalmente, era di fatto separata dal marito, il quale facendo l’insegnate di musica, non poteva seguirla. Nell’anno 1811, Anna di Santi prese impegno di cantare nel teatro di corte di Dresda, ove incontrò il pubblico favore. Ma la curiosità di voler conoscere il merito artistico della moglie del maestro Paer, che doveva succederle nel posto di prima donna al teatro di Dresda, la spinse a fare un piccolo viaggio di poche ore a Pilmitz. In compagnia di un suo favorito amante, lasciò Dresda il giorno 2 giugno e si recò a Pilmitz per giudicare la rivale. Terminata la rappresentazione, i due viaggiatori vollero, nella notte stessa, ritornare a Dresda; ma dopo un lungo tratto di via, nel buio tempestoso, uno dei cavalli s’impennò, rovesciando la carrozza che andò in pezzi e la signora Andreozzi ed il suo compagno rimasero morti all’istante. Perve­nuta, dopo qualche giorno, l’infausta notizia al marito, occupato a dar tranquillamente le sue lezioni di canto a Napoli, questi, di carattere scherzoso, se ne addolorò poco, e spesso fu sentito ripetere: “Pare proprio che fosse stata una vera vendetta del cielo quella inaspettata e barbara morte che fece la mia già fedele consorte”. Dopo alcuni anni, Gaetano Andreozzi tentò di colmare la solitudine, o, come egli diceva, di trovare una distrazione alla dolorosa catastrofe coniugale e pensò quindi di sposare in seconde nozze un’altra bella donna, d’inferiore condizione sociale, ma troppo giovane per lui che cominciava sensibilmente ad invecchiare. Come maestro di canto non era più richiesto come prima e pertanto le sue condizioni economiche iniziarono lentamente a peggiorare fino a ridurlo ad una vera e propria condizione di indigenza. Sommerso dalla miseria più nera, decise di recarsi a Parigi nel 1825 con la speranza di ottenere aiuto della sua antica allieva Duchessa di Berry. La nobildonna, infatti lo ricevette affabilmente e lo protesse, garantendogli sia degli appannaggi economici sia lezioni di canto a tutte le dame di Corte.

Con tali guadagni Andreozzi riuscì a mantenere la misera famiglia lasciata ad Aversa, cioè la moglie e due figlioli. Ma la sua malandata salute non gli consentiva di sopportare il rigido clima continentale di Parigi e per tal motivo pensò di ritornare nel Regno di Napoli. La stessa Duchessa di Berry si preoccupò allora di raccomandarlo a suo padre, Francesco I di Borbone, perchè una volta giunto a Napoli gli concedesse un occupazione ben retribuita. Ma proprio mentre si accingeva a lasciare Parigi, nel mese di dicembre dell’anno 1826, Gaetano Andreozzi moriva all’età di sessantatré anni. Lo sfortunato musicista aversano non era mai stato, in verità, un maestro di genio e di originalità, ma come la maggior parte dei compositori della Scuola napoletana, possedeva una certa vena melodica ed una facilità di scrittura che rendevano gradevoli le sue opere, almeno per la voga di quei tempi.

 

 

 

Composizioni di Gaetano Andreozzi esistenti nell’Archivio del Real Collegio di Napoli


1 Giasone e Medea, opera seria in due atti, San Pietroburgo, 1785.

2. Sesostri, teatro San Carlo, 1778,

3. Saulle oratorio, parte prima e seconda, Napoli, teatro San Carlo, 1795.

4. Arsinoe, opera seria in due atti, Napoli, teatro San Carlo, 1795.

5. Armida e Rinaldo opera seria in due atti, idem, 1802

6. Priamo e Tisbe, opera seria in due atti, idem, 1803.

7. Il Trionfo d’Alessandro, opera seria, idem.

8. Se dal ciel pietosi numi, rondò per voce di soprano, con violini, viola e basso, 1778.

9. Domine Deus per soprano e tenore in do modo maggiore con più strumenti.


Altre opere menzionate nelle diverse biografie


La Morte di Cesare, opera seria, Roma, 1779.

Bajazet, opera seria, teatro Ducale, Firenze, 1780.

L’Olimpiade, opera seria, Livorno, 1780.

Agesilao, opera seria, Venezia, teatro San Be­nedetto, 1781.

Teodolinda, opera semiseria, Torino, 1781.

Catone in Utica, opera seria, Mila­no, 1782.

Il Trionfo d’Arsace, opera seria Roma, 1782.

LaVergine del Sole, opera seria, Genova, 1 783.

Angelica e Melidoro, Venezia, 1 783.

Didone abbandonata, opera seria, San Pietroburgo, 1784.

Sei quartetti per due violini e basso, Firenze, 1787.

Virginia, opera seria, Roma, Tea­tro Argentina, 1787.

Sofronia ed Olindo, Napoli, 1788.

La Principessa filosofa, Napoli, teatro del Fondo, 1790.

Il Finto cieco, Teatro Nuovo, Napoli, 1791.

Le Nozze inaspettate, Fondo, Napoli 1793. –

Il Disprezzo vinto dal disprezzo idem, 1795. –

Gustavo Re di Svezia, Madrid, 1797. ­

La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo oratorio, Napoli, San Carlo, 1709.

Il Ritorno dei numi, Fondo, 1802.

Giovanna d’Arco, opera seria, Venezia, 1805.

Il Trionfo di Tomiri, 1807.

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