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Niccolò Jommelli

 

 

 

Niccolò Jommelli nacque ad Aversa il 10 settembre 1714 da Francesco Antonio e da Margherita Cristiano. Il padre, ricco commerciante dedito alla produzione ed alla vendita di botti da vino, tenne molto a dare al giovane Niccolò una degna educazione che ne nobilitasse l’animo. Fu così che gli fece dapprima appren­dere le lettere, poi, i primi elementi della musica da un canonico capocoro della cattedrale aversana, di nome Mozzillo o, secondo altre fonti, Muzzillo. Notata ben presto la vocazione musicale del giovane allievo, il canonico consigliò al padre di iscriverlo al Conservatorio. Nel 1730, infatti, Niccolò fu ammesso al Conservatorio di Sant’Onofrio in Napoli dove ricevette le prime lezioni dal grande Francesco Durante. Appena qualche anno dopo entrò nel prestigioso Conservatorio della Pietà dei Turchini, ove insegna­vano Prota, Fago, Mancini e Feo. Con quest’ultimo completò lo studio del contrap­punto e della composizione. Leonardo Leo dopo qualche tempo gli diede anche utili consigli sullo stile drammatico e re­ligioso, tanto che lo stesso Jommelli asserì in seguito che dal grande Leo aveva imparato il “sublime della mu­sica”. All’età di ventitrè anni il musicista aversano scrisse la sua prima opera, L’errore amoroso, per il teatro Nuovo di Napoli, sotto la protezione del marchese Vasto d’Avalos, ma poiché aveva poca fiducia nel successo di questa sua prima scrittura, la fece rappresentare sotto il nome di un maestro poco noto che si chiamava Valentini. L’inatteso successo di quest’opera lo spinse poi a rendere pubblico il suo vero nome e a dedicarsi con ardore alla composizione drammatica. Nel 1738 scrisse per il teatro dei Fiorentini l’Odoardo che ebbe buon esito e da qui la sua fama iniziò a divulgarsi anche fuori il regno di Napoli.

I primi successi nazionali

Chiamato a Roma nel 1740, dove godeva della protezione del cardinale Duca di York, compose il Ricimero per il teatro Argentina che raccolse un felice successo e nell’anno seguente, per lo stesso teatro, l’Astianatte. Nel 1741 fu chiamato, invece, a Bologna per scrivere l’Ezio. Appena giunto nel capoluogo felsineo, Jommelli si presentò al dotto Padre Martini, pregandolo di accoglierlo nella sua prestigiosa scuola di musica. Il Martini allora gli propose un soggetto di fuga che il musicista aversano trattò con tale maestrìa da provocare la brusca reazione del sacerdote: “Chi siete voi che venite a beffarvi di me? Non ho nulla da insegnarvi, voi ne sapete quanto ne so io!”. Ed il giovane Jommelli gli rispose con modestia: “Sono io che desidero e vengo ad imparare da voi. Sono il maestro che deve scrivere l’opera in questo teatro e perciò imploro l’alta vostra protezione”. “E’ un grande onore per questo teatro – riprese il Martini – avere un compositore valente e filosofo quale voi siete; ma gran disgrazia la vostra di perdervi nel teatro e di trovarvi in mezzo ad una turba d’ignoranti corruttori della musica”. Venne poi chiamato in Venezia a scrivere la Merope. Il grande successo di questa opera destò tanta ammirazione in Jommelli che il governo della Serenissima, pur di tenerlo legato a sé, lo nominò Maestro direttore del Conservatorio delle donzelle povere, detto l’Ospedaletto. Presso questa istituzione scrisse i primi pezzi di musica sacra e, tra gli altri, una Messa a quattro voci, due di soprano e due di contralti; un Laudate Pueri ad otto voci e due cori. Nel 1745 morì il celebre Leonardo Leo e si rese, quindi, vacante il posto di maestro della Real Cappella di Napoli. Indetto il concorso per trovare un sostituto, il marchese Mortallegri, allora primo segretario di Stato, inviò i documenti anonimi dei concorrenti al conte Finocchietti, ministro della Corte di Napoli in Venezia, perché fossero sottoposti alla valutazione di Jommelli. Trovandosi fuori Napoli e godendo già di una certa autorevolezza in campo musicale, Jommelli non poteva non essere imparziale. Infatti la sua preferenza andò al concorrente che risultò poi essere Francesco Durante, suo primo insegnante. Dopo aver rappresentato nel 1746, a Roma, la Didone, scrisse per il teatro San Carlo di Napoli, l’Eumene a cui fecero seguito l’Amore in maschera, Artaserse e l’oratorio La Passione, su richiesta del Cardi­nale di York, suo protettore.

Il soggiorno a Vienna e gli impegni in Vaticano

Chiamato in Vienna nel 1749, scrisse l’Achille in Sciro e la Didone; incredibile fu il piacere provato da Jommelli nell’avvicinarsi al grande Pietro Metastasio per averne consigli. Con lui passò il tempo che dimorò in Vienna e si narra che Jommelli stesso dicesse di aver molto più appreso dalla conversazione con quel valente poeta che dalle lezioni di Durante, di Feo, di Leo e dello stesso Padre Martini. Nel tempo del suo soggiorno in Vienna, Jommelli ebbe più volte l’onore di accompagnare al clavicembalo l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, la quale per fargli onore, fece sostituire alla sgabello senza appoggio una sedia con spalliera colmandolo infine di ricchi doni tra cui un magnifico anello col suo ritratto contornato di brillanti. La stessa famiglia Mozart tenne Jommelli in gran conto, tanto che sia il giovane Amadeus, che lo incontrò personalmente, sia suo padre, seguirono con costante attenzione tutte le sue opere e scritture (un inedita partitura del maestro aversano è stata ritrovata recentemente a Salisburgo presso la casa di un allievo di Mozart padre). Jommelli trovò infine nel cardinale Alessandro Albani, un altro ammiratore del suo ingegno e potente protettore che gli fece ottenere da Papa Benedetto XIV il posto di Mae­stro di Cappella in San Pietro in Vaticano, come coadiutore del vecchio Bencini ri­dotto in pessimo stato di salute. Durante il periodo romano, oltre a molta musica sacra, Jommelli scrisse le opere Talestri per il teatro Ar­gentina, l’Attilio Regolo per il teatro Aliberti, la Semiramide per Madrid, laBajazette per Torino, il Vologeso per Milano e il Demetrio per Parma.

Il periodo tedesco

Alla fine del 1754 Jommelli fu conteso dalle corti di Lisbona, di Mannheim e di Stoccarda. Vinse la terza ed egli si recò a Stoccarda ad occupare il posto di Maestro di Cappella (Kappelmeister) e compositore della Corte offertogli dal duca di Wurtemberg, grande cultore di musica. Qui ricevette l’onorario di quattromila fiorini l’anno, oltre all’esser indennizzato della legna, del lume e del mantenimento di un caval­lo. Acquistò, dunque, una casa a Stoccarda ed un’altra a Luisburgo vivendo in Germania per quindici anni, senza altra interruzione che un soggiorno di pochi mesi in Italia nel 1757. Compose per il duca di Wurtemberg diciassette opere serie e tre buffe, tutti lavori pregevolissimi, ed una gran quantità di musiche sacre, tra le quali una Messa per i funerali della madre dello stesso duca. Sotto l’influenza della musica tedesca (in particolare della cosiddetta “Scuola di Mannheim”) che ascoltava assiduamente, Jommelli diede ai suoi componimenti transizioni più frequenti che rinforzarono la base strumentale. Questa trasformazione, della quale si trovano le prove in quasi trenta opere, fra teatrali e chiesastiche, accrebbe l’ammirazione del duca nei suoi confronti e gli procurò successi in tutta la Germania, che poi, gli furono nocivi in Napoli, non impe­dendo comunque che gli fosse dato l’appellativo di “Gluck italiano”.

Il ritorno ad Aversa

Il lungo soggiorno in Germania aveva fatto dimenticare Jommelli ai napoletani. Ritornò tra loro nel 1769, con maggior sapienza musicale ma a cinquantacinque anni di età e con minor facilità di scrittura originale. Allora capì subito che forse era meglio ritirarsi anziché cercare di rinverdire una reputazione già raffreddata per la lunga assenza. Quindi, si stabilì in Aversa, sua città natale, con tutta la sua famiglia, e là, presso un palazzo di via Lemitone (oggi via Costantinopoli), visse con un certo lus­so, avendovi trasportato le ricche suppellettili che aveva in Germania. Qualche volta passava la primavera in una deliziosa casina nei dintorni di Napoli, all’ Infrascata, e l’autunno a Pietrabianca (Pietrarsa), piacevole borgo nelle vicinanze di Portici. Qui ricevette l’invito del Re del Portogallo di scrivere due opere ed una cantata ogni anno. L’invito fu accompagnato dalla promessa di una pensione pari a mille scudi annui, trecento zecchini per ogni opera e cento per una cantata, oltre la carta e le spese di posta. Ma Jommelli, scusandosi, rifiutò l’allettante proposta adducendo motivi legati alla sua età avanzata. Tuttavia il Re gli accordò ugualmente la pensione, imponendogli però il solo obbligo di rimettergli copia di tutti i suoi spartiti. Scrisse in quel tempo, l’Armida abbandonata per il teatro San Carlo di Napoli (la sera della “prima”, seduto in uno dei palchi, vi era anche il grande Mozart), il Demofoonte, l’Achille in Sciro e ancora per Napoli, l’Ifigenia. Quest’ultima opera, in verità, si rivelò un fiasco sia perchè Jommelli la scrisse con uno stile ancora più ricercato e sia perché i cantanti non ebbero il tempo di provarla, dato che l’opera fu terminata nello stesso giorno in cui andò in scena. Dopo poche sere, il teatro sostituì l’opera in cartellone. Il maestro aversano, allora, con raro di­sinteresse, restituì all’impresario del San Carlo la somma di seicento scudi ricevuti per l’Ifigenia, dicendo che essendo stato tolto dalla scena per colpa sua, doveva aver riguardo all’interesse di chi aveva subito una altra spesa per mettere in scena una nuova opera, che fu l’Armida abbandonata; atto davvero magnanimo e generoso che certo non avverrebbe facilmente nei tempi odierni. L’insuccesso delle ultime sue opere, dopo una bella e luminosa carriera artistica, fecero cadere Jommelli in una profonda tristezza, malgrado la tempra del suo carattere. Questo stato d’animo probabilmente concorse a quel colpo di apoplessia che gli inutilizzò tutta la parte destra del corpo. Dopo penosa e lunga cura, riacquistò l’uso della mano destra e poté scrivere con l’aiuto di un suo amico, una Messa e la Clelia per il Re del Portogallo, che generosamen­te, all’annunzio della sua sventura, gli aveva duplicato la pensione. Non perfettamente rimesso, fu invitato a scrivere la cantata Cerere placata, in occasione della magnifica festa data dal Duca d’Arcos venuto espressamente dalla Spagna per tenere a battesimo, in nome del suo Sovrano, la figlia pri­mogenita di Ferdinando IV di Borbone. L’ultima composizione di Jommelli fu il famoso Miserere a due voci con violini, viola e basso, su traduzione italiana del Mattei, che si rivelò capolavoro di espressione malinconica divenuto poi immortale quasi come lo Stabat del Pergolesi. Il Miserere fu eseguito la prima volta, in casa del Mattei, da due grandi cantanti dell’epoca, cioè dal celebre castrato Giuseppe Aprile (rivale napoletano dell’altrettanto famoso Farinelli) e dalla soprano De Amicis, il mercoledì Santo del 1774, e vi concorse tanta di quella gente che si rese necessario replica­re un’altra sera per la marchesa Tanucci. Era già trascorso un anno e nelle apparenze, il maestro aversano sembrava ristabilito dalla sua malattia, ma dopo un secondo attacco di apoplessia si preparò al gran viaggio e, da buon cri­stiano quale era, nella notte del 25 agosto del 1774 morì. Un suo fratello monaco agostiniano ebbe cura di farlo seppellire a Napoli nella chiesa di Sant’Agostino alla Zecca presso la cappella dedicata a San Tommaso da Villanova. Il giorno 11 novembre dello stesso anno si svolsero i sontuosi funerali accompagnati da due orchestre a tre ordini. Il celebre Manna, maestro di cappella del Duomo arcivescovile e primo insegnante di Cimarosa, fu colui che pensò a dare il pubblico attestato di stima al grande maestro Niccolò Jommelli.

 

 

Composizioni di Niccolò Jommelli esistenti nell’Archivio del Real Collegio di Napoli


1. Recimero, opera seria in tre atti, Roma, teatro Argentina, 1740

2. Ezio, opera seria in tre atti, Bologna, 1741.

3. Betulia liberata, componimento sacro 1 I e 2′, 1748.

4. Semiramide, opera seria in tre atti, Torino, 1743.

5. Didone, opera seria in tre atti, Roma, teatro Argentina, 1746.

6. Eumene, opera seria in tre atti, scritta di nuovo per S.Cario, 1748.

7. Ezio, opera seria in tre atti, scritta di nuovo per S. Carlo, 1748.

8. Artaserse, opera seria in tre atti, Roma, teatro Argentina, 1749.

9. Cantata a tre voci in fa modo maggiore con più strumenti in onore del Beato Giuseppe Calasanzio, Roma, 1749.

10. Ifigenia, opera seria in tre atti, Roma, teatro Argentina, 1751.

11. Ipermnestra, opera seria in tre atti, Spoleto, 1751.

12. Attilio Regolo, opera seria in tre atti, Roma, 1751.

13. Talestri, opera seria in tre atti, Roma, 1 752.

14. Bajazette, opera seria in tre atti, Torino, 1753.

15. Pelope, opera seria in tre atti, Vittemberga, 1755.

16. Temistocle, opera seria in tre atti, S. Carlo, 1757.

17. Creso, opera seria in tre atti, Roma, teatro Argentina, 1757.

18. Il Trionfo di Clelia, opera seriain tre atti, S. Carlo, 1757.

19. La Schiava liberata, opera semiseria, Vittemberga, 1764.

20. La Natività della Vergine, cantata a più voci con orchestra, parte 11 e 21, 1765.

21. Altra idem a più voci con orchestra, parte 1 I e 21.

22 .Altra idem a più voci con orchestra, parte 1 I e 21.

23. Quattro cantate a voce sola con violini, violae basso.

24. La Critica, cantata Vittemberga, 1 766.

25. Demetrio, opera seria in tre atti, Parma.

26. Armida abbandonata, opera seria in tre atti, S. Carlo, 1770.

27. Demofoonte, opera seria in tre atti, S. Carlo, 1770.

28. Achille in Sciro, opera seria in tre atti, Vienna, 1749.

29. Ezio, opera seria in tre atti, scritta pel teatro dell’Ajudia pel giorno natalizio d Giuseppe I Re di Portogallo, 1771.

30. L’Olimpiade, opera seria in due atti, Vittemberga, 1771.

31. La Passione di Gesù Cristo, oratorio a quattro voci con più strumenti, Roma, 1749.

32. Cerere placata, festa teatrale, parte l’e 21, 1772.

33. Cajo Mario, opera seria in tre atti.

34. Enea nel Lazio, opera seria in tre atti.

35. Isacco, oratorio, parte l’e 2′.

36. Semiramide in bernesco.

37. Don Trastullo, intermezzo a tre voci.

38. Serenata a quattro voci con più strumenti.

39. Messa a quattro voci in fa modo maggiore con violini, viola e basso scritta pel Conservatorio di Venezia, 1745.

40. Messa de’ defunti in mi bemolle modo maggiore, con violini, viola e basso, preceduta da notizie storiche sulla vita di Jommelli, scritta avittemberga, 1756.

41. Messa a quattro voci in re modo maggiore, scritta per l’apertura della Rea] Cappella di Stoccarda, 1766.

42. Messa a quattro voci in re modo maggiore e sinfonia, cotta per Sua Maestà Fedelissima, 1772.

43. Kyrie e gloria in re modo maggiore a quattro voci e più strumenti.

44. Dirit a otto voci in fa modo maggiore con violini, viola e basso, fatto per S. Pietro in Roma, 1751.

45. Altro a quattro voci in sol maggiore, idem, Roma, 1751.

46. Miserere a quattro voci in re modo minore, alla Palestrina, Roma, 1751.

47. Altro idem in sol modo minore coi basso numerato, scritto per la Cappella di Stoccarda.

48. Altro idem in sol modo minore alla Palestrina

49. Altro a otto voci in la modo minore alla Palestrina.

50. Altro a due voci in sol modo minore con violini, viola e basso, sulla traduzione italiana dei Mattei.

51. Te Deum a quattro voci in sol modo minore con violini, viola oboe, corni e tromba, 1746.

52. Laudate Pueri Dominum a due cori in si bemolle modo maggiore con violini e basso, scritto pel Conservatorio di Venezia, 1746.

53. Altro per quattro soprani di concerto a due cori in do modo maggiore, scritto per S. Pietro in Roma.

54. Beatus vir a quattro vociin si bemolle modo maggiore con solo basso, Roma, 1750.

55. Altro a quattro voci concertanti in si bemolle modo maggiore, coi solo basso, scritto per S. Pietro in Roma, 1750.

56. Altro a cinque voci in la modo maggiore con violini, viola’e basso, idem, 1751.

57. Aurea luce, inno a otto voci in re modo maggiore coi solo basso, scritto per la festa di S. Pietro, Roma, 1750.

58. Urbs Jerusalem beata, inno a quattro voci in sol modo maggiore coi solo basso, Roma, 1750.

59. Domus mea domus orationis est, antifona a due cori in la modo maggiore col solo basso, Roma, 1750.

60. Haec est Domus Domini, a quattro voci in do modo maggiore coi solo basso, Roma, 1750.

61. In convertendo, salmo a dieci voci in sol modo maggiore coi solo basso, Roma, 1751.

62. Diffusa est gratia, graduale a quattro voci concertanti in sol modo maggiore coi solo basso, 1751.

63. Oculi omnium, graduale a quattro voci in sol modo maggiore coi solo basso, Roma, 1751.

64. Justus ut palma fiorebit, graduale per soprano in la modo maggiore con violini, viola e basso, 1751.

65. Credidi propter quod a quattro voci in la modo maggiore coi solo basso, Roma, 1751.

66. Veni creator Spiritus a voce sola di soprano con cori in re modo maggiore con violini, viola e basso,1751.

67. Confitebor tibi Domine a quattro voci in sol modo maggiore con violini e basso, 1751.

68. Veni sponsa Christi a voce sola di soprano in la modo maggiore con violini, viola e basso, 1751.

69. Altro idem in do modo maggiore con violini, viola e basso, 1752.

70. Confirma hoc Deus, offertorio a cinque voci in fa modo maggiore coi solo basso, Roma, 1752.

71. Alleluja, graduale a quattro voci in re modo maggiore coi solo basso, Roma 1752.

72. Responsorio per soprano e contralto con cori in re modo maggiore con violini e basso, 1752.

73. Victimae Paschali a sei voci in fa modo maggiore coi solo basso, Roma, 1752.

74. Benedicta et venerabilis, graduale per soprano in la modo maggiore con violini, viola e basso, Roma, 1752.

75. Locus iste, graduale a cinque voci in do modo maggiore coi solo basso, Roma, 1752.

76. Arma frenate, mottetto a voce sola di basso in re modo maggiore con violini e basso.

77. Veni sancte Spiritus a tre e quattro voci in re modo maggiore coi bassonumerato.

78. Disceme causam meam, graduaie per voce di soprano in re modo maggiore con violini e basso.

79. Haec requies mea a voce sola di soprano in sol modo maggiore con violini.

80. Mottetto per la festa di S. Antonio di Padova a canto solo con coro in re modo maggiore con violini,’viola e corni obbligati.

81. Credoin remodo maggiore a quattro voci e più strumenti.

82. Altro idem a cinque voci.

83. Responsorii pel mercoledì, giovedì e venerdì santo a quattro voci con organo, seguito da un Christus e da Miserere a quattro voci in re modo minore coi solo basso.

84. Miserere, traduzione dei Mattei, per due soprani insol modo minore con violini, viola e basso.

85. Sinfonie dell’Armida, Trionfo di Cielia, Demofoonte, Cerere placata, Achille in Sciro, ifigenia e Temistocie, altra da premettersi al Miserere, ed altra per salterio con violini e basso.

86. Ade num. 156 per diverse voci, alcune con violini e basso, altre con più strumenti, ed altre coi solo basso.

87. Duetti num. 20 per soprano e contralto, come sopra.

88. Cavatine num. 2 per voce di soprano con più strumenti.

89. Terzetto del Demofoonte “Padre, perdona oh Dio!” per due soprani e contralto.

90. No, non turbati, o Nice, cantata per soprano con più strumenti.

91. Già la notte si avvicina, cantata per soprano con violini, viola e basso.

92. Non più fra sassi algosi, cantata per soprano idem,

93. No, non dicesti il vero, aria nella cantata La Critica.

94. Voi tanto barbare stelle, aria nelle Berenice.

95. Pensa a serbarmi, o cara, aria nell’Ezio.

96. Se mai turbo il tuo riposo, duetto nell’Alessanciro nelle Indie.

97. Del destino non vi lagnate, aria nell’Olimpade.

98. Solfeggio per soprano con accompagnamento di pianoforte.


Altre opere menzionate nelle diverse biografie


L’Errore Amoroso, opera, Napoli,1737.

Odoardo, idem, 1738.

Sofonisba, opera seria.

Ciro riconosciuto.

Astianatte, Roma, 1 740.

Merope, Venezia.

L’Amore in maschera, Napoli, 1748.

L’incanto, Roma, 1749.

Alessandro nell’indie, idem.

Vologeso, Milano.

S. Elena al Calvario, orario a quattro voci con coro ed orchestra.

Magnificat (detto dell’Eco) a quattro ed otto voci.

Graduale a quattro voci.

Laetatus sum a quattro voci.

Miserere a cinque voci.

Graduale a tre voci per la festa della Vergine.

Salve Regina per soprano e or­chestra.

Messa di requiem a 4 voci, 1769.

Ifigenia, Napoli, 1771.

Cielia, idem, 1772.

 


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